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Diario
 


 IL MIO PRIMO AMORE:
Carodiario


 

Il mio post preferito (aggiornabile)
Quello che ancora mi emoziona
Quello vagamente surreale
Quello più romantico
Quello dolce e triste insieme
Quello più suggestivo (così dicono)


Disclaimer

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Pensammo una torre
scavammo nella polvere
(P. Ingrao)


L'utopia è come l'orizzonte:
cammino due passi e si
allontana di due passi.
Cammino dieci passi e si
allontana di dieci passi.
E allora a cosa serve l'utopia? A questo: serve per
continuare a camminare.

 

Quando l’ultimo albero
sarà stato abbattuto,
l’ultimo fiume avvelenato,
l’ultimo pesce pescato,
vi accorgerete
 che non si può
mangiare il denaro!



Odio gli indifferenti.
Credo che vivere
voglia dire essere partigiani.
Chi vive veramente
non può non essere
cittadino e partigiano.
L'indifferenza è abulia,
è parassitismo,
è vigliaccheria,
non è vita.
(A. Gramsci)


 LA MIA GALLERIA D'ARTE:
 
































UNA FRASE:

Non mi pento di nulla nella mia vita,
eccetto di quello che non ho fatto
(Coco Chanel)


UNA POESIA CHE AMO
(e che mi rappresenta):

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà
di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l’universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle
verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille
e sirene
non hanno l’incanto
di un tuo solo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il lor fuoco metterò
nelle tue mani
e sarà ghiaccio
per il bruciare
delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d’estate
per il caldo non dormi
e se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

(stefano benni)

LE MIE FOTO:
 (Firenze mon amour)







ALCUNI DEI MIEI AMICI:
La pubblicazione di queste foto è stata
esplicitamente autorizzata.
Se qualcuno ci ripensa e desidera
essere cancellato dal mosaico
può chiedere la rimozione
al mio indirizzo di posta elettronica
gianna.b1@libero.it




 


ALTRE COSE in ordine sparso:

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire...
(dal film Blade Runner)

¤¤¤¤¤

Noi moriamo ogni giorno; ogni giorno infatti ci è tolta una parte della vita e anche quando cresciamo, la vita decresce. Abbiamo perduto l'infanzia, poi la fanciullezza, poi la giovinezza. Tutto il tempo trascorso fino a ieri è ormai perduto; anche questo stesso giorno che stiamo vivendo lo dividiamo con la morte. Come la clessidra non si vuota per l'ultima goccia d'acqua, ma per ciò che via via ne defluì, così l’ultima ora, quella in cessiamo di essere, non è quella che determina la morte, ma è quella che la compie; noi vi giungiamo in quel momento, ma da tempo vi eravamo avviati
(Seneca- lettere a Lucilio)

¤¤¤¤¤

Chiesi la forza e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte.
Chiesi la sapienza e Dio mi ha dato problemi da risolvere.
Chiesi la prosperità e Dio mi ha dato cervello e muscoli per lavorare.
Chiesi di poter volare e Dio mi ha dato ostacoli da superare.
Chiesi l’amore e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare.
Chiesi favori e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto niente di quello che chiesi, però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.



IL MIO MITO:




15 febbraio 2008

La vetrina vuota


Lo conosceva da molto tempo anche se non l’aveva mai incontrato prima. Sapeva tutto di lui, della sua vita, delle sue manie e dei suoi desideri. Adesso camminavano l’uno accanto all’altra in una di quelle stradine strette strette del centro storico.
Nonostante il sole faceva molto freddo e lei si stringeva nel suo cappottino color panna legato in vita che la faceva sembrare una ragazza. Immaginava che lui fosse vestito sportivamente: con la coda dell’occhio le pareva di scorgere un giaccone chiaro, ma non ne era del tutto certa perché non poteva guardarlo.
Sapeva che era proprio lui, ne era certa perché riconosceva la sua voce, il modo di parlare, le parole, gli argomenti, ma non lo guardava mai in volto. Non l’aveva guardato neppure quando si erano salutati per la prima volta ed ora, a distanza di pochi minuti (o ore?) non ricordava più le circostanze né il luogo dell’incontro. Non sapeva perché non poteva (voleva) guardarlo, non provava timore né imbarazzo, soltanto semplice impossibilità. Ma non se ne dispiaceva: non era importante il suo aspetto, che le era comunque ben noto, era importante soltanto che fosse lì e per tutto il tempo non alzò mai gli occhi verso di lui, ma continuò ad ascoltarlo con attenzione mentre - straniero in quella città - le raccontava la storia dei luoghi in cui lei era nata e vissuta.
Era molto contenta di essergli finalmente vicina, di sentire il dorso della sua mano che ogni tanto la sfiorava nel camminare. Evitava addirittura di mettere le mani in tasca, nonostante il vento gelido, per non rinunciare a quel fuggevole contatto.
Il marciapiede era molto stretto. Lui camminava dalla parte del muro e, ogni volta che un passante giungeva dalla direzione opposta, lei scendeva per lasciarlo passare tra di loro. Dopo un po’, forse seccato da tante interruzioni, lui le appoggiò un braccio sulla spalla per tenerla vicina. Bastò quel semplice contatto (non un vero contatto in quanto li separavano vari strati di piumini, maglioni, camicie e quant’altro) per scaldarle il cuore... ed il viso.
Ad un tratto lui si fermò. A lei sembrò strano che la sua attenzione fosse stata catturata da una vetrina del tutto spoglia. C’erano soltanto dei ripiani di cristallo, lucidi e vuoti: probabilmente un negozio in fase di allestimento che lei non aveva mai notato pur avendo percorso quella strada moltissime volte. Davvero insolito che lui, proveniente da un’altra città lontana centinaia di chilometri, potesse conoscerlo e avesse un motivo per entrare. Ma lei non gli chiese niente e lasciò che lui la prendesse per mano e la conducesse all’interno lungo un breve corridoio buio e angusto. Proprio in fondo c’era una piccola porta quasi invisibile nell’oscurità: lui la aprì con decisione, come se sapesse cosa li aspettava al di là, ma rimase sorpreso non meno di lei dalla calda accoglienza di quel bel salotto luminoso, ben arredato e deserto.
Finalmente lei si sentì a suo agio e ritenne giunto il momento in cui poter alzare gli occhi e guardare per la prima volta il viso immaginato.
Si girò verso di lui e... si svegliò.




permalink | inviato da fioredicampo il 15/2/2008 alle 16:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (34) | Versione per la stampa

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