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7 luglio 2010
Temporaneamente chiuso...
I GENTILI FREQUENTATORI SONO INVITATI AD EFFETTUARE SPORADICHE VISITE DI CONTROLLO
27 giugno 2010
Alla deriva...

"Non vinceremo questa partita per salvare il Paese solo con la politica, la vinceremo con una nuova semina di cultura e di ricostruzione di legami sociali". Prendo spunto da questa considerazione di Nichi Vendola di qualche tempo fa per riflettere sulla delicata situazione attuale del nostro Paese. La nostra è una società violenta, razzista, materialista, povera, disperatamente triste, qualunquista, individualista, omologata, superficiale, chiusa. Non era così, e se lo è diventata negli ultimi anni nessuno è senza colpe. Ma la classe politica ha più colpa degli altri: quella che si esprime nella maggioranza di governo, perché sta dissipando tutto il suo enorme potere per distruggere la scuola, la ricerca e l'informazione e perché insegue il consenso popolare fomentando odio e violenza (salvo poi definirsi - ironicamente forse - il partito dell'amore), ma anche quella che si definisce "opposizione", che ha avallato, nella migliore delle ipotesi, le scelte politiche e i comportamenti ideologici della maggioranza. Penso alla grossa responsabilità del centro-sinistra, alla sua incapacità di stigmatizzare comportamenti deplorevoli, che anno dopo anno, giorno dopo giorno, hanno finito per essere accettati e sono diventati cultura dominante. Quando i nostri rappresentanti in Parlamento prendono le distanze dalle manifestazioni pacifiche, civili e partecipatissime delle piazze (che chiedono un'informazione libera, le dimissioni di un corruttore, o il rigetto di una legge iniqua), quando inseguono la maggioranza di governo per assumere - essi stessi - posizioni dichiaratamente razziste, quando rinunciano a presentare proposte che esprimano una cultura alternativa, laica, liberale, sociale, retaggio delle civiltà che ci hanno preceduto, ecco che il loro ruolo, non solo politico, ma culturale, pesa come un macigno sulla storia d'Italia di questi anni. E non possiamo fare finta di non accorgercene. Quest'atteggiamento legittima la corruzione, legittima la concussione, il razzismo, la violenza, legittima il perbenismo e la demagogia, il machismo e l'autorità confessionale, l'individualismo e la competizione come unico motore di sviluppo. La partita per salvare l'Italia si gioca anche sul campo della cultura. Prima di chiedere il voto agli italiani con promesse sul nucleare, sul lavoro, sull'acqua pubblica, bisognerebbe dimostrare di poter fare qualcosa per affermare i valori di civiltà e umanità, che oggi non appartengono più all'Italia. (Nicola Cirillo)

19 giugno 2010
Cenerentola e la cinta cinese

 Una di queste sere ho partecipato ad una elegantissima festa che si svolgeva in una prestigiosa villa fiorentina. Tra gli altri invitati c'erano uomini importanti e signore raffinate per cui io, umile, timido e proletario fioredicampo, mi sono sentita leggermente a disagio. Ma ormai ero lì, elegante anch'io per l'occasione, e quindi ho cercato di socializzare quel minimo indispensabile per non sentirmi estranea e dimenticata. Dopo l'aperitivo ci siamo seduti ai tavoli e, tra una portata e l'altra, tutte squisite, belle a vedersi ed in quantità infinitesimale, abbiamo avviato la conversazione con un contributo minimo da parte mia perché, come ho già detto, mi trovo sempre un po' in imbarazzo in luoghi troppo eleganti ed in compagnia di persone altolocate e sconosciute. Per un po', oltre che quasi senza parole, mi sono sentita come Cenerentola tra le principesse...... finché ho sentito una delle altezzose e liftatissime signore vantare il gusto squisito e l'eccezionale morbidezza del filetto di "cinta cinese" che ci avevano appena servito. Da quel momento ho smesso di chiedermi se la mia conversazione fosse o meno all'altezza degli autorevoli interlocutori e della circostanza, per cui il disagio è sparito e mentre facevo - e non solo io - uno sforzo enorme per nascondere l'incontenibile ilarità, mi sono data della sciocca: ma chi l'ha detto che le principesse sono migliori delle cenerentole?

11 giugno 2010
Triste anniversario
 Chissà se quello che sta succedendo in questi giorni sarebbe successo se ci fosse stato ancora lui!
3 giugno 2010
Il 2 Giugno e La Fabbrica di Nichi


Questo lo striscione che gli "operai" della Fabbrica di Nichi, dei quali faccio parte, hanno appeso ieri su Ponte Vecchio.
31 maggio 2010
Preoccupazione
Ogni giorno ci arrabbiamo e ci angustiamo per le sorti del nostro Paese
malgovernato ed in crisi, ma oggi la preoccupazione maggiore riguarda quanto accaduto nelle acque internazionali antistanti Gaza.
E' terribile che un popolo come quello israelita che ha sofferto per
venti secoli la discriminazione e l'oppressione sia oggi l'aguzzino di
un altro popolo come quello palestinese che aveva la sola colpa di
risiedere in un territorio che le potenze coloniali hanno deciso doveva
essere la nuova patria dei sopravvissuti all'olocausto.
Sono veramente amareggiata e preoccupata per quanto potrà accadere
nell'area.
Questi fatti danno credito a posizioni assurde come quella del
Presidente Iraniano che purtroppo ha sempre più influenza nei confronti
di un mondo arabo attraversato da fermenti integralisti ed
antisraeliani.
Ma come non capire che le masse giovanili arabe siano egiziane o siriane
o libanesi, attanagliate da problemi di occupazione e grande povertà
non scarichino le loro frustrazioni verso lo stato Israeliano che appare
sempre più come il guardiano di un ordine militare imposto a tutta la
regione?
Davvero non possiamo avere un poco di consolazione né guardando alle
vicende interne né a quelle internazionali... (s.b.)
PS: Il Giornale (di proprietà della famiglia Berlusconi) oggi apre la prima pagina con questo titolo aberrante: "Israele ha fatto bene a sparare". Simili frasi si leggono in giro per i blog. Mi chiedo: ma che razza di gente siamo (sono) diventati gli italiani?
Ecco il titolo vergognoso!
16 maggio 2010
Famiglie & famiglie
"L'Italia non è una nazione" scriveva il giornalista Leo Longanesi "è un insieme di famiglie". E a leggere le notizie di questi giorni si tratta di famiglie che difendono i loro interessi con le unghie e con i denti, che corrompono i politici per aggirare le leggi e che ricambiano il favore con altri favori, denaro e soprattutto con i loro voti. Imprese (familiari) che evadono il fisco per miliardi a danno di tutti; famiglie mafiose che gestiscono voti di famiglie di emigrati, ormai poco italiani, per eleggere politici che li aiutino a riciclare i soldi e a saccheggiare lo Stato. L'impressione è - insomma - che stia uscendo allo scoperto, con l'arroganza di chi è sicuro dell'impunità, un'Italia davvero brutta. Viene da chiedersi: siamo tutti così, noi italiani? Per fortuna no. Ma forse nella nostra cultura, nel nostro modo di pensare, si nascondono modi di ragionare, atteggiamenti, idee, che rendono più facile l'illecito. (Focus n. 210)

7 maggio 2010
Le parole di Nichi
Da oggi dedicherò questo mio insignificante spazio nel mondo virtuale ed il pochissimo tempo a mia disposizione non più a criticare gli altri, bensì a parlare di idee nuove, di iniziative valide, di pensieri positivi e soprattutto di chi, queste idee, le esprime e si propone di metterle in pratica. In questo momento, a mio modesto parere, Nichi Vendola è l'unico uomo politico che sa parlare al cuore della gente e forse - se non gli faremo mancare il nostro sostegno - potrebbe essere capace di farci riemergere dall'abisso nel quale siamo precipitati. Spero che altri ne vengano capaci di coinvolgerci, emozionarci, farci sperare...
Il nostro compito fondamentale, anche quando facciamo politica, è educare le giovani generazioni al culto della bellezza, alla custodia della bellezza. E la bellezza non sono le giovani prostitute che vengono dall’Albania, sig. Presidente del Consiglio. Volgare! Volgare! Bisognerebbe avere rispetto di povere donne prigioniere di una tratta infame: un establishment da escort. C’ha abituati anche a questo genere di degrado della vita pubblica. Vergogna! Questa è la cosa di cui bisogna vergognarsi: non avere rispetto delle donne, della loro dignità, della loro sensibilità; immaginare che siano carne da macello, che siano escort, corpi per mercimonio... (Nichi Vendola)
5 maggio 2010
Nichi

Nichi Vendola in una vecchia intervista: "Il
linguaggio poetico appartiene alla musicalità che si respira
nell'ambiente domestico. Penso che ciascuno abbia avuto suggestioni di
questo tipo nell'intrecciare i registri artistici o formali su cui ha
costruito poi un pezzo della propria vita. Io scrivevo filastrocche a
sei o sette anni, e poi ho scritto, durante le medie, i primi
componimenti. La poesia è stata anche uno dei modi di rompere il
provincialismo in cui eravamo immersi. Tu considera un piccolo municipio
del profondo Sud: per me che avevo vent'anni nel '78 e dieci anni nel
'68 la poesia era un modo per conoscere il mondo. E' Palbo Neruda che mi
ha fatto scoprire l'America Latina. E' Garcia Lorca che mi ha fatto
scoprire il fascismo nella sua dimensione più violenta. Era impossibile
affrontare per me, da ragazzino, la tragedia dello stalinismo se non
avessi avuto anche lo stimolo della lettura di Dostoevskij. La poesia,
la grande cultura letteraria, sono stati un insieme di finestre aperte
sul mondo. Poi a un certo punto sono state anche una preoccupazione,
perché la politica non può delegare alla poesia i propri aneliti di
cambiamento, perché a quel punto il cambiamento guadagna soltanto uno
spazio utopico, uno spazio letterario, lirico. Invece il cambiamento è
possibile, reale e razionale, ed anche l'impossibile è reale, possibile e
razionale. E quindi bisogna che la politica prima o poi si prenda il
suo spazio di creatività."
16 aprile 2010
Quel comunista di Sant'Ambrogio
Sant'Ambrogio ai fedeli che affollano la basilica:
"L’argomento che sto per affrontare coinvolge soprattutto i maggiori che fra di voi mi ascoltano. Più precisamente, me la prenderò coi latifondisti e i grandi imprenditori, mancherò di riconoscenza proprio verso loro che hanno appoggiato me e i miei seguaci qui presenti, quando nella lotta per il possesso delle Basiliche, ci hanno sovvenzionato con denari, vettovaglie, e indumenti acciocché si riuscisse a resistere. A questo proposito prenderò abbrivio da una parabola narrata da Cristo, eccovela:"
Un proprietario di terre nel raccogliere i frutti della semina, scopre con compiaciuta sorpresa che il grano da stipare è di gran lunga più abbondante degli altri anni, al punto che, una volta riempiti i granai, si ritrova con mucchi di frumento che non sa dove sistemare. I figli suoi lo consigliano: "Questa, padre, è un’ottima occasione per aiutare i poveri senza lavoro né terra, distribuiamone una parte a loro!" Il padre si rizza all’impiedi urlando "No, neanche per sogno, nemmeno una libra per quei morti di fame! Preferisco piuttosto distruggere tutto il raccolto che mi avanza!"
Ma ora ascoltate il commento di Gesù a proposito di questa parabola: Quel raccolto è davvero eccezionale. Ma è tutto dono del Signore? No, tutto quel grano è un tesoro solo se chi l’ha ricevuto ora lo spartisce con i disperati. Ogni bene è fecondo solo se non lo si trasforma in avido accumulo di guadagno. Aprite anche i granai della giustizia per essere il pane dei poveri, la vita dei bisognosi, l’occhio dei ciechi, il padre degli orfani. Voi pensate solo a rivestire le vostre pareti con lastre di pietre raffinate e a spogliare gli uomini, e avete pure l’impudenza di dichiarare che lo fate per il loro bene. Ricco signore, non t’accorgi che davanti alla tua porta c’è un uomo
nudo, e tu sei tutto assorto a scegliere i marmi che dovranno ricoprire i
muri. Quell’uomo chiede del pane e intanto il tuo cavallo mastica un
morso d’oro. Tu vai in visibilio contemplando i tuoi arredi preziosi, e
quell’uomo nudo trema di freddo di fronte a te e tu non lo degni di uno
sguardo, non l’hai nemmeno riconosciuto. Sappi che ogni uomo affamato e
senz'abito che viene alla tua porta è Gesù; ogni disperato è Gesù. E lo
incontrerai il giorno in cui si chiuderà il tempo del mondo e lui,
quello stesso uomo, verrà ad aprirti e ti chiederà: ‘Mi riconosci?’. Voi, ricchi, dite: ‘C’è sempre tempo per pentirsi e pagare i debiti’.
Ma non c’è peggior menzogna. Ricchi, non vi è nulla nella vostra
attività di uomini che possa piacere a Dio. Anche se tenete appesa una
croce sopra il letto e disponete di una cappella dove pregare soli e
assistere alla messa. Voi vi stringete ai vostri beni, gridando ‘È
mio!’. No, nulla è vostro su questa terra. Schiacciate le vostre
regole di infamia e di ingiustizia. Ridate il diritto a chi non ne ha,
il pane a chi non ne può masticare, impedito dalla vostra grettezza!
Distribuitene, finché siete in tempo, ai disperati, ai derubati dalla
vostra insolente avidità. Nessun lascito sostanzioso alla chiesa e al
suo clero vi salverà. Vi dirò che non si può
credere a un potere magnanimo, poiché chi lo possiede vuole tutto, anche
le briciole. Perciò io sono per la comunità dei beni; io sono per
l’uguaglianza fra uomini diversi. Perché solo il furto ha creato la
proprietà privata.
(Sant'Ambrogio - Dal testo dell'Opera di Dario Fo) (L'Antefatto del 15/04/2010).
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